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Solo local experience in Cina - Parte 2

  • Immagine del redattore: Antonio Castiello
    Antonio Castiello
  • 12 dic 2025
  • Tempo di lettura: 2 min

Per chi non l’ha fatto o chi non se le ricorda, credo sia giusto riprendere le premesse fatte nella prima parte di breve e personale resoconto sulle local experience in Cina.


Si aggiungono in ordine sparso, assolutamente non richiesti e non necessari, altri frammenti venuti fuori da questo hot pot cinese.


Scatarrare. Un jingle che ha accompagnato i nostri passi sul suolo cinese è l’indimenticabile combinazione risucchio di catarro dall’anima e sputo. Una prassi sociale e culturale dura da digerire; tuttavia il peggio l’ho sentito da un turista tedesco che ha deciso di animare un momento sigaretta con armonie provenienti dalla sua bocca e dal suo culo. Cara Europa, non siamo certo più posati. Bisogna però segnalare una nota di demerito al cinese che in un bus ha lanciato parte del suo sputo libero sulla testa di Federica.


Toilette. Molti cinesi parlano bene inglese. Moltissimi però non capiscono una parola. Nella mia mentalità occidentocentrica mi incazzavo a bestia quando ero lì che mi pisciavo addosso e ovunque chiedevo toilette mi si paravano davanti facce confuse. Svestito dell’idea che tutto il mondo debba parlare una lingua creata da chi non ha nemmeno il bidet, ho imparato la parola 厕所. Lavoro ancora sull’accento.



La foto ricordo. Alla fine ci sono cascato. Ho pagato qualcosa come un euro e ottanta per sudare in un travestimento sintetico di un imperatore cinese. Quel tentativo di ottenere un ricordo goliardico, si è trasformato nei miei quindici minuti di notorietà cinese. Ero l’essere più potente di Furong. Come un divo di una Hollywood orientale, i passanti si fermavano a fotografarmi – forse deridermi – e a regalarmi sigarette. Tirando le somme ho ottenuto da questo momento: una foto stampata, l'ascella pezzata e un pacchetto di sigarette sfuse.


Sulla fine del mio impero

 
 
 

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